.

Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 25692 volte


Italian protected areas
28 ottobre 2009



permalink | inviato da ecoview il 28/10/2009 alle 13:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Convegno "reti ecologiche" a Roma
28 ottobre 2009
Roma, 18 novembre, Auditorium ISPRA
Reti Ecologiche e Pianificazione Territoriale: analisi e prospettive del percorso italiano

Il Dipartimento Difesa della Natura, Servizio Aree Protette e Pianificazione Territoriale, organizza un convegno dal titolo “Reti Ecologiche e Pianificazione Territoriale: analisi e prospettive del percorso italiano” con lo scopo di presentare i primi risultati di un’attività di ricognizione del livello di recepimento del concetto di Rete Ecologica nei vari livelli di pianificazione territoriale.
Tale iniziativa nasce come necessario momento di bilancio di attività nell’ambito del programma pluriennale “Reti Ecologiche” promosso da ISPRA già dal 1997 sotto la denominazione ANPA, poi APAT, al fine anche di una verifica dell’azione e dell’impegno dell’Istituto in termini di ricadute positive su tutto l’ambito nazionale per ciò che riguarda le modalità innovative di pianificazione territoriale.

Vai al sito








permalink | inviato da ecoview il 28/10/2009 alle 13:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
L'orso tra scienza e storia
26 ottobre 2009

Il 14 novembre alle ore 16.00 si terrà presso il Castello Cantelmo di Pettorano sul Gizio il convegno “L’orso tra scienza e storia” organizzato dalla Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio e dal Centro Studi per le Reti Ecologiche.
All’incontro saranno presenti Feliciano Marzuolo  (Sindaco di Pettorano sul Gizio), Stefano D'Amico (Assessore all'Ambiente di Pettorano Sul Gizio), Valentina Lucci (Direttore Riserva Naturale), Pasquale Orsini (Università degli Studi di Cassino e collaboratore della Riserva Naturale),  Mauro Fabrizio (Centro Studi per le Reti Ecologiche della R.N. Monte Genzana Alto Gizio), Bruno Andreolli (Università di Bologna) e Paolo Ciucci (Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo - "Sapienza" Università di Roma).



Il convegno, prende spunto da un libro pubblicato recentemente da Michel Pastoureau (L'orso. Storia di un re decaduto, trad. it. di C. Bongiovanni Bertini, Torino, Einaudi, 2008; ed. originale: L'ours. Histoire d'un roi déchou, Paris, Édition du Seuil, 2007) nel quale si ripercorre la lunga storia “simbolica” dell'orso: dalla venerazione come dio e come re degli animali (dal paleolitico all'età feudale) alla lotta contro il suo potere “pagano” e la sostituzione con il leone “cristiano” come re degli animali (dall'età carolingia all'età moderna), fino alla sua rivincita in età contemporanea sotto forma di pelouche.
In occasione del convegno verranno ripercorse le tappe della ricerca scientifica e storica sull’orso e per quanto riguarda la tutela della specie sarà ribadita l’importanza del passaggio culturale da conservazione a piccola scala a rete ecologica.
In riferimento al libro citato verrà inoltre proposta un’indagine storica sul rapporto tra il culto dell’orso in Abruzzo e i festeggiamenti di San Martino. Infatti secondo quanto riportato da Pastoureau, l'11 novembre in gran parte d'Europa i contadini festeggiavano il momento in cui si pensava che l'orso entrasse in letargo nella sua tana. Questo comportamento dell'orso costituiva una immagine simbolica di quel periodo dell'anno: il passaggio dall'esterno all'interno, come avveniva per tutte le attività contadine (il bestiame veniva riportato nelle stalle, il grano veniva riposto al chiuso, gli utensili da lavoro venivano messi al riparo, etc.). I riti per la festa del letargo dell'orso avevano come caratteristica il fatto di essere rumorosi, trasgressivi, spesso a sfondo sessuale, con travestimenti e maschere.
Tuttavia, nel V secolo in molte diocesi della Gallia la data dell'11 novembre cominciò ad essere usata per festeggiare un santo, Martino, piuttosto che il letargo dell'orso.
L'ipotesi di Michel Pastoureau offre l'occasione per riflettere sul prevalente percorso di ricerca fino ad ora seguito per l'interpretazione della festa di san Martino, vale a dire quello relativo ai cicli temporali agrari della cultura storico-tradizionale celtica e greco-romana, per cui i giorni dal 1 all'11 novembre costituirebbero un periodo di passaggio da una stagione all'altra, una sorta di capodanno.
Fermo restando che questo filone di ricerca ha le sue solide basi storico-documentarie e che fino ad ora ha prodotto ottimi risultati, almeno a giudicare dal materiale edito con criteri scientifici, si impone, tuttavia, una domanda: l'ipotesi di Pastoureau può trovare una sua ragion d'essere in area abruzzese? L'unico modo per rispondere a questo interrogativo è la ricerca di prove ed indizi relativi ad una “religione dell'orso” in Abruzzo.
Le possibili vie di indagini che verranno proposte nel convegno, nascono dal rinvenimento di ossa e crani di orso nelle caverne abruzzesi e dal coinvolgimento di un orso nella fondazione dell'abbazia di S. Bartolomeo di Carpineto.




permalink | inviato da ecoview il 26/10/2009 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Presentazione nuovo documentario del PNALM
25 ottobre 2009



permalink | inviato da ecoview il 25/10/2009 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Il lupo preferisce i caprioli alle prede domestiche
24 ottobre 2009
ScienceDaily (Oct. 23, 2009) — A Spanish researcher has analysed the preferences of wolves from the north east of the Iberian Peninsula to demonstrate that, in reality, their favourite prey are roe deer, deer and wild boar, ahead of domestic ruminants (sheep, goats, cows and horses).
Wolves (Canis lupus) have been pursued by humans for centuries due to their supposed "addiction" to livestock. However, the study by Isabel Barja, sole author and researcher at the Universidad Autónoma de Madrid [Autonomous University of Madrid], demonstrates that in the Macizo Central Orensano [mountain range in the Ourense region] (Galicia) wolves prefer wild hoofed animals to livestock in spite of the latter being available in the study area.

The researcher, who identified the food type of wolves through their faeces, emphasises that "in 87.1% of cases the carcasses of wild hoofed animals appeared, while domestic animals were only found in 11.3%, and, to a lesser extent, the remains of carnivorous animals, such as badgers, dogs, cats and rabbits were found."

The study, which has recently been published in Wildlife Biology, reflects how roe deer are the main prey, consumed during all seasons of the year and particularly during the summer (52%) and spring (26.2%). Analysis of 593 wolf excrement samples, collected between May 1998 and October 2002, revealed that 62.8% of prey was roe deer (Capreolus capreolus), 12.6% deer (Cervus elaphus) and 10% wild boar (Sus scrofa). The consumption of domestic sheep and goats only represented 7.7% and 2.9%, respectively.

The fact that livestock remains are present in excrement samples of wolves is justified by their scavenging activity in the studied area. "Furthermore, while the study was being conducted, no attacks on livestock herds were reported," the biologist states.

One of the most important aspects to emerge from the analysis of the diet of wolves is that consumption of wild and domestic hoofed animals does not depend on their availability, that is, the abundance of prey species. The wolf prefers roe deer, deer and wild boar ahead of livestock, "in spite of the fact that both food types can be found in large quantities," Barja adds.

The results of the study confirm that wolves do not feed on the most easily captured prey, such as domestic hoofed animals; rather they prefer to consume wild animals. It would, however, be inaccurate to categorise the wolf as an opportunist species in the study area.

"In areas with a low density and diversity of wild hoofed animals where wolves feed on domestic animals, an increase in the number of wild prey, livestock vigilance and limited access to carcasses could force wolves to specialise in the consumption of wild prey and transmit this behaviour to their offspring. Without doubt, this would help to minimise conflict between humans and wolves, and would support the conservation of canidae," the researcher concludes.





permalink | inviato da ecoview il 24/10/2009 alle 12:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Trekking e birdwatching alla ricerca dell'Aquila reale
19 ottobre 2009
Articolo di Alessandro Scotti e Verena Penna che parla di ecoturismo in Abruzzo pubblicato sul sito Turismo e Finanza.

Tanto bello e affascinante quanto poco diffuso, misterioso ed “esotico”. E’ il birdwatching in Italia, un’attività che in altri Paesi vanta una lunga tradizione, molti affezionati praticanti e muove un’economia turistica di nicchia ma consolidata e di tutto rispetto.
Il nostro Paese, piuttosto montuoso e obliquamente adagiato in mezzo al mar Mediterraneo offre molte opportunità di entrare in contatto con numerose specie di uccelli, migratorie e stanziali. Ma per vari motivi, soprattutto culturali, il birdwatching in Italia non ha preso ancora piede in maniera piena e consapevole e attualmente conta poche migliaia di appassionati.
CONTINUA











permalink | inviato da ecoview il 19/10/2009 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
giugno   <<  1 | 2  >>